Amalia Mirante

Co-fondatrice del movimento Avanti con Ticino&Lavoro, economista e docente impegnata ogni giorno al fianco delle persone per un Ticino più giusto, dinamico e solidale.

Prima di tutto, le persone.

L'economia parla di numeri. Amalia ha sempre cercato le persone che ci sono dietro.

Amalia Mirante è nata a Sorengo il 18 maggio 1978. È economista, docente, ricercatrice e deputata in Gran Consiglio. Ma questi sono i titoli. Per raccontarla davvero bisogna partire da altro.

Dalla curiosità, prima di tutto. Dal bisogno di capire perché alcune persone riescono ad andare avanti e altre fanno sempre più fatica. Perché un giovane trova un'opportunità e un altro è costretto a partire. Perché una famiglia che lavora deve comunque fare i conti alla fine del mese. Perché certe decisioni prese nelle istituzioni sembrano così lontane dalla vita di chi poi ne vive le conseguenze.

È da queste domande che nasce il suo modo di occuparsi di economia e, più tardi, di politica.

Amalia si laurea in Scienze economiche all'Università della Svizzera italiana. Studia poi etica economica e sociale all'Université Catholique de Louvain, in Belgio, e consegue un dottorato all'USI dedicato ai rapporti tra economia, filosofia, politica ed etica. Oggi insegna economia alla SUPSI ed è vicepresidente del Consiglio della Scuola universitaria federale per la formazione professionale.

Per lei, però, l'economia non è mai stata soltanto una disciplina accademica. È uno strumento per leggere la realtà. E soprattutto per capire che cosa accade alle persone quando cambiano il mercato del lavoro, i salari, il costo della vita, la sanità o le condizioni in cui operano le imprese.

La politica arriva nello stesso modo: non come carriera, ma come conseguenza.

Il suo percorso non è stato lineare. Ha conosciuto sconfitte, rotture e momenti difficili. Nel 2022 ha lasciato il Partito socialista e ha contribuito a fondare Avanti. Nel 2023 è stata eletta in Gran Consiglio.

Di una delle esperienze politiche che l'avevano ferita ha detto una cosa semplice:

"Poi però ci si rialza e si lavora."

Forse questa frase racconta Amalia meglio di molte definizioni.

Perché non nasconde le emozioni. Non pensa che per essere forti si debba fingere di non soffrire. Pensa però che, dopo una sconfitta, ci si debba rialzare. E continuare.

Nel suo modo di fare politica c'è anche questa convinzione: dietro ogni ruolo rimane una persona. Dietro un avversario politico. Dietro un lavoratore in difficoltà. Dietro un imprenditore. Dietro qualcuno che chiede aiuto.

"In politica ogni tanto ci si dimentica che le persone rimangono persone", ha detto.

È una frase che spiega molto del suo approccio.

Amalia può discutere per ore di macroeconomia, finanza pubblica o mercato del lavoro. Ma alla fine torna quasi sempre alla stessa domanda:

che effetto avrà tutto questo sulla vita concreta delle persone?

Nel 2026 ha scelto di candidarsi al Consiglio di Stato alle elezioni cantonali del 2027. È un altro passaggio di un percorso iniziato molto prima, che continua ad avere come punto di riferimento il Ticino in cui è nata e cresciuta.

Con una caratteristica che negli anni non è cambiata: quando ritiene che una battaglia valga la pena di essere combattuta, difficilmente si tira indietro.